lunedì 27 febbraio 2017

“Il balcone fiorito è l’anima di un edificio”

«Il balcone fiorito è l’essenza dell’anima di un edificio. Perché ci riconcilia con noi stessi e ci insegna a prenderci cura della natura». David Zonta è un floral e garden designer, titolare del negozio «Florius», che con l’arrivo della primavera consiglia di arricchire i nostri balconi con piante autoctone, mescolando i fiori alle erbe aromatiche. L’ultima novità sono i kokedama, chiamati anche «bonsai volant», che non hanno un vaso ma una «palla di muschio», e vengono appesi con un filo di nylon in una stanza. Per questo sembra che stiano volando indisturbati in un salotto. Oggi David Zonta parlerà dei kokedama alle 17.30 nello stand BF21 di Expo Casa, che per il primo anno dedica un’area della kermesse agli amanti del verde. La terrazza dell’Oval Lingotto per nove giorni si trasformerà in un giardino pensile, in un’oasi verde con fiori e piante da interni ed esterni, dove il pubblico potrà lasciarsi consigliare dagli esperti. 

Il primo consiglio riguarda la scelta dei fiori. Se è meglio non piantare le rose in un vaso, sono invece adatte a un giardino sul balcone le margherite, i ranuncoli, e le campanule. Anche gli aceri si adattano alla coltivazione in vaso, e i mirtilli e le more possono essere una buona soluzione anche per chi ha a disposizione un piccolo spazio. Se il vostro balcone è molto soleggiato, scegliete l’edera. Al contrario, la camelia e l’aspidistra (che è una pianta ornamentale dell’Asia) sono piuttosto resistenti anche nei terrazzi esposti all’ombra. «I giardini pensili continuano a essere di tendenza - dice David Zonta - perché rubano spazio al cemento e portano in un condominio la meraviglia della natura. L’importante è scegliere bene le vasche, che devono essere drenanti». Aggiunge: «La sfida del futuro sono i giardini verticali, già diffusi in Europa e a Milano, che non rendono più bella soltanto una casa ma tutta la città». 
lastampa.it

Mercato Metropolitano, a Londra fa tendenza il cibo italiano di qualità A Elephant and Castle, da Napoli a Palermo una corte di botteghe e una community popolare

(di Francesco Bongarrà) Un mercato enorme a qualche fermata di metropolitana da Piccadilly Circus, dove mangiare un cibo italiano "di nicchia" come può essere la pizza di Fresco a Napoli, il gelato di Badiani a Firenze, ma anche la carne di un grill argentino, o formaggi francesi e champagne bio. Un mercato che non è solo un mercato, ma una comunità. E' il "Mercato Metropolitano": uno spazio nuovo, nel quartiere non ancora "gentrificato" di Elephant and Castle a forte connotazione nera ed asiatica dove le piccole case basse stanno lasciando il posto alle ruspe che sulle loro ceneri alzeranno nuovi palazzi i cui appartamenti verranno venduti a peso d'oro.
Questo "Mercato non solo mercato", definito nei giorni scorsi uno dei cinque migliori della capitale britannica da una classifica del Financial Times, è diventato un fenomeno di costume a Londra. Da settembre ad oggi vi si sono dati appuntamento ogni mese in centocinquantamila: per gustare cibo italiano (e non solo) di qualità, per guardare un film nel cinema allestito accanto allo spazio commerciale, praticare la boxe in una palestra o partecipare ad un corso collettivo di cucina ed addirittura coltivare ortaggi.
Dopo aver lasciato Milano con la fine dell'Expo, il Mercato Metropolitano è approdato lo scorso settembre a Londra, dove è già una storia di successo per il suo essere occasione di inclusione sociale e umana attraverso cibo e bevande di qualità e tradizionalmente non commerciato in maniera estensiva, venduti al prezzo più giusto possibile, consumati a un passo da dove vengono cucinati in una atmosfera di comunità e di scambio.
Il "Patron" del Mercato metropolitano è Andrea Rasca, un economista milanese cinquantenne"malato" di cibo da quando era bimbo. "Quando i miei genitori mi portavano da Peck, ero più contento di quando andavamo al negozio di giocattoli, e quando marinavo la scuola quella "mecca" del gourmet meneghino era la mia tappa fissa", racconta mentre passa tra i tavoli pieni di avventori sebbene sia solo l'ora di pranzo di giovedì. Dopo aver aperto a Tokyo, una delle città dove ha studiato economia, Eataly per Farinetti "raggiungendo il break even al primo mese", Rasca capisce che nel Sol Levante, ma anche nel resto del mondo, "il food italiano è certamente amato ma non strutturato. Perchè - ragiona - per trasmetterne il valore non basta farlo assaggiare o metterlo sullo scaffale. Il nostro cibo lo devi fare vivere, e devi fare apprezzare il piccolo grande miracolo che c'è dietro ogni nostro prodotto, che è artigianale, di qualità, e può essere strumento di inclusione, di condivisione, di socialità, di quella sostenibilità che era alla base dell'Expo di Milano".
Ed è proprio all'Expo che nasce il 'concept' del Mercato Metropolitano.Uno spazio commerciale in cui si trovano prodotti diversi da quelli della grande distribuzione e dove, intorno al cibo di qualità, costruire relazioni sociali, comunità. "Qui viene -sostiene Rasca - chi vuole mangiare buono, in modo consapevole prodotti sostenibili, naturali e non prodotti dalle multinazionali, mettendosi a tavola da solo o con la famiglia e gli amici direttamente al mercato, un posto dove normalmente si compra e si va via.
Il tutto è molto a base familiare: come "Prezzemolo e Vitale", che al Mercato Metropolitano ha aperto una dependance del supermercato di famiglia di Palermo, con gli stessi prodotti e la stessa qualità che si trova sui loro scaffali nel capoluogo siciliano. "Il progetto va benissimo, la gente è interessata alle nostre ricotte salate, ai nostri sughi", dice Salvo Prezzemolo, 24 anni, che si divide tra Palermo e Londra. E se c'è chi riempie il carrello al supermercato e se ne va, c'è chi resta: mangia una pizza fatta col forno a legna da Fresco, storica pizzeria della Riviera di Chiaia a Napoli; oppure un'arancina ed il pane e Panelle preparato nella sua Ape Piaggio convertita in friggitoria siciliana dal marsalese Girolamo, che con la coppola in testa offre anche ottimi cannoli e cassatine accompagnati da un generoso goccio di Marsala superiore. Ma c'è il grill della salsiccia all'italiana, il banco del tiramisù "fatto con i biscotti Gentilini", rivendica orgoglioso iltestaccino Gianluca, quello del gelato fiorentino, quello dei salumi umbri e quello del riso della Lomellina. E non manca lo spazio per l'alta cucina: un'enoteca con oltre 120 etichette tutte italiane e tutte di piccoli produttori dove si servono i piatti gourmet dello chef calabrese Francesco Mazzei, da anni una celebrità a Londra.
ansa

domenica 26 febbraio 2017

Expo 2020: Maroni, organizziamo una corsa Milano-Dubai

(AdnKronos) – “Milano è una capitale europea e mondiale, che due anni fa ha ospitato un grande evento internazionale come Expo. Anche in quell’occasione, l’Alfa Romeo c’è stata, organizzando la corsa Shangai-Milano, sedi Expo 2010 e 2015. Siccome il prossimo Expo 2020 sarà a Dubai pensiamo a organizzare una corsa Milano-Dubai. Portiamo il ‘testimone’, magari un modellino dell’Albero della vita, in quella città. Se lo farete, noi vi sosterremo e magari, a una tappa parteciperò anche io”. A lanciare la proposta è il presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni, durante la partecipazione alla ‘Premiazione dei campioni Alfa Romeo’ al Museo Alfa Romeo di Arese.