venerdì 21 ottobre 2016

Processo Expo, scintille in udienza sul rapporto Maroni-Paturzo


Volano carte processuali e si alza la voce all'udienza del processo che vede tra gli imputati il governatore lombardo Roberto Maroni (assente il 20 ottobre in aula,ndr), accusato di induzione indebita e turbata libertà nel procedimento di scelta del contraente rispetto alle presunte pressioni per far ottenere un lavoro e un viaggio a Tokyo a due sue ex collaboratrici, Maria Grazia Paturzo e Mara Carluccio.
È un processo delicato anche perché, in caso di condanna del governatore, scatterebbe la mannaia della legge Severino.
LE INDAGINI DEL MARESCIALLO. Difeso dall'avvocato Domenico Aiello, Maroni è stato citato più volte nell'aula della quarta sezione penale presieduta da Maria Teresa Guadagnino, in particolare per i rapporti che avrebbe avuto con la Paturzo nel 2013, quando la donna si dimise da Enel dove aveva un contratto a tempo indeterminato, per poi essere assunta da Expo 2015.
Il contratto di lavoro della Paturzo non è più tra le imputazioni del processo, ma resta quello della Carluccio in Eupolis e soprattutto il viaggio a Tokyo che poi non fu fatto dalla delegazione del presidente di regione Lombardia.
Il pm Eugenio Fusco ha infatti chiamato come teste dell'accusa Giuseppe Di Venere, maresciallo che ha svolto le indagini anche nel processo Finmeccanica quando era in forza al Noe, mentre ora lavora al Rud, Raggruppamento Unità Difesa in supporto ai nostri servizi segreti Aisi e Aise.
LE PROTESTE DELLA DIFESA. La testimonianza ha scatenato le proteste degli avvocati della difesa, in particolare di Aiello, che ha più volte interrotto il testimone sollevando diverse eccezioni procedurali. Tra cui quella di non aver avuto a disposizione le intercettazioni al centro della testimonianza.
Dettaglio, quest'ultimo, ribattuto dallo stesso Fusco che, prima di ogni domanda, ha sempre specificato le pagine dei documenti già depositati nel corso dell'inchiesta.
Fusco e Aiello si sono comunque scontrati pià volte, con il primo che ha spesso cercato di placare gli animi del legale di Maroni, ricordandogli che il processo «è una partita a scacchi» mentre il secondo ha persino lanciato in maniera stizzita una risma di documenti sul tavolo del procuratore.
Di Venere ha raccontato come nel corso delle indagini, analizzando i documenti trovati nella posta elettronica della Paturzo, sia emerso il modo in cui la la donna avrebbe ottenuto il contratto di lavoro da temporary manager con Expo.
PATURZO GIRÒ IL CONTRATTO A MARONI. Dopo le promesse da parte dell'allora direttore generale di Regione Lombardia Andrea Gibelli, oggi presidente di Ferrovie Nord Milano, si sarebbe lamentata in prima persona poi con lo stesso Maroni perché il contratto non corrispondeva a quanto stabilito.
Doveva essere un biennale, per una cifra di 65 mila euro annui, ma invece fu di soli sei mesi.
«Ma comunque di 32,500 euro, esattamente la metà di quanto era stato stabilito», ha spiegato Di Venere.
Il maresciallo poi ha aggiunto che proprio la Paturzo, non appena ricevuta la bozza contrattuale, «l'aveva girata subito a Maroni via email sulla posta privata del governatore lamentandosene. E infine solo dopo aver ricevuto rassicurazioni dal segretario Giacomo Ciriello firmò il contratto».
UN'ORA NELLA CASA DEL GOVERNATORE. Di Venere ha anche spiegato i pedinamenti effettuati a Roma quando la collaboratrice del governatore già lavorava nella sede distaccata di regione Lombardia in via del Gesù. E ha raccontato, allegando alcune foto, di quando la donna visitò la mattina del 22 gennaio del 2014 «la casa di Maroni in via XX settembre fermandosi per un'ora».
Fusco ha spiegato subito di non voler fare domande sui rapporti tra la Paturzo e Maroni, già emersi in chiusura delle indagini, cioè sulla presunta relazione sentimentale tra i due.
Ma il pm ha pure approfondito con l'investigatore i viaggi fatti durante il Wet, il World Expo Tour, un'iniziativa nata all'epoca per far conoscere Expo 2015 nel mondo. Di Venere ha raccontato di come in regione «si cercasse di trovare il modo di pagare questi viaggi che poi furono sovvenzionati da Promos, società della Camera di Commercio di Milano, anche se era stata contattata pure la Camera di Commercio di Varese e c'era chi aveva pensato di creare un fondo ad hoc in regione».
Giuseppe Sala, all'epoca numero uno di Expo 2015, si era infatti rifiutato di pagare ogni tipo di spesa. 

lettera43.it