mercoledì 23 marzo 2016

Post #Expo2015, stato dell’arte

Che l’Expo Milano 2015 sia destinato a far parlare di sé ancora per molto tempo c’era da aspettarselo, ed era anche intuibile che oggetto di tanta attenzione – mediatica e politica – sarebbero stati i conti, la governance e le infrastrutture da realizzare sull’area. Oggi Expo è al centro del dibattito per la corsa alle amministrative del capoluogo lombardo, dove i due principali pretendenti accusano – nel caso di Parisi – o difendono – nel caso di Sala – la gestione della società e del suo sviluppo.
Tuttavia le incognite sul futuro dell’area sono più del suo milione di metri quadrati e le certezze si possono contare su una mano. Attualmente il nodo che più tormenta la stampa è quello sui conti della società, oggi in liquidazione, che ad oltre sei mesi dalla chiusura dei cancelli rimane l’incognita più grande. In molti vorrebbero sapere (Governo e Regione in primis) se dovranno fare i conti con buchi di bilancio catastrofici oppure, come afferma Beppe Sala, con discreti utili d’esercizio. Sta di fatto che al Pirellone si è chiesto di istituire una commissione d’inchiesta che faccia luce sui conti della società.
Ora però la palla è passata ad Arexpo, contenitore vuoto e proprietario delle aree, che avrà il compito della ricostruzione del dopo evento. Ad oggi, senza entrare nei cunicoli delle questioni legali, si sta cercando di realizzare una società, nella quale entrerà anche il Governo con una cospicua dote finanziaria, che gestisca tutti i progetti che dovranno essere realizzati sull’area espositiva.
Il progetto lanciato da Renzi di uno Human Technopole non vedrà la luce prima del 2018, ma interesserà solo l’8% di tutta l’area. Ed è per questo che Regione e Comune stanno cercando di raccogliere più idee e manifestazioni di possibile interesse per poter ipotizzare un quadro completo di quello che sarà il futuro dell’area da qui ai prossimi 5/6 anni.
Al momento, per evitare che cali l’attenzione sul sito espositivo, Maroni ha pensato di realizzare un “Fast Post Expo” che possa rendere da subito fruibili le strutture permanenti dell’esposizione. Ciò è avvenuto ad opera della Triennale di Milano che realizzerà lungo il cardo dell’ex sito Expo la prossima esposizione internazionale del Design, appartenente al circuito dei BIE.
I fondi del ministero (16 milioni) sono già stati erogati, ma i ritardi sulla demolizione preoccupano tutti gli operatori coinvolti. Infatti lo smantellamento, che da cronoprogramma dovrebbe terminare a giugno, è solo al 40%, rallentato anche a causa di alcuni interventi della Magistratura che hanno sottoposto a sequestro alcune aree.
Insomma molte incognite che però devono trovare presto una soluzione. Ovviamente la competizione elettorale non fa altro che rallentare tutto il procedimento. È inutile dire che Governo e Regione vogliano attendere il responso delle urne per capire quale strada intraprendere. Infondo la corsa per la poltrona di Sindaco della metropoli lombarda avrà un peso determinante per lo sviluppo delle relazioni sia con Roma che con le Istituzioni regionali e immaginiamo anche con il mondo scientifico ed accademico.
Ad oggi ancora molto è da fare e prima di decidere che fare sul terreno, ci sono da sciogliere molti nodi legati alla governance e alla fusione delle due società (Expo e Arexpo), con tutti i dubbi su bilanci  e partecipazioni societarie, e sperando che vada tutto liscio, gestire possibili investimenti da miliardi di euro.
©Futuro Europa®

Regione Lombardia: in campo #Expo2015 migranti economici, non profughi

Milano, 23 mar. (askanews) - Gli immigrati destinati dalla Prefettura di Milano al campo base di Expo 2015 a Rho (Milano), cioè il villaggio prefabbricato, esterno al sito espositivo, che ha ospitato operai e agenti delle forze dell'ordine nel semetre dell'eposizione universale, sono "migranti economici" e non profughi che hanno diritto a protezione internazionale. E' la convinzione dell'assessore alla Sicurezza, Protezione civile e Immigrazione della Regione Lombardia, Simona Bordonali, che ha visitato il campo di Rho insieme alla collega Francesca Brianza (Post Expo e Città metropolitana).
"Sono solo maschi, dai 20 ai 25 anni, provenienti non da Paesi in guerra e, come si può pensare guardando le risposte della Commissione che sta lavorando alle richieste di protezione internazionale, saranno persone che dovranno tornare nel loro Paese perché non profughi e nemmeno soggetti a protezione internazionale" ha detto Bordonali. "Quello che ci preoccupa - ha proseguito - sono due questioni: la fattibilità degli eventi del Post Expo e la capacità di accoglienza, già oggi a 576 posti". Secondo l'assessore il campo è infatti troppo vicino al sito Expo, circa 800 metri, e ha una capacità tale da poter ospitare altre centinaia di immigrati. "Regione Lombardia è la prima regione - ha proseguito l'assessore - per accoglienza e non è più in grado di accogliere".
"Non sappiamo se arriveranno altri immigrati e non ce lo sa dire neppure la Croce rossa - ha aggiunto l'assessore Brianza - ma è chiaro che, nella situazione in cui siamo di continua emergenza non gestita, è verosimile l'arrivo di altri immigrati e non vedo, dopo l'apertura a 100 ospiti, quale sia la differenza tra 100 e oltre 500 ospitabili".
"Come Regione Lombardia sapete bene quanto abbiamo puntato sul Post Expo e sul Fast Post Expo - ha proseguito Brianza -. Stiamo parlando di un'area che non deve restare abbandonata, che deve essere operativa al 1 maggio", mentre l'arrivo degli immigrati nel campo base, a suo parere, mette "in discussione l'importanza di quest'area e gli investimenti di Regione Lombardia, Comune di Milano e Governo, con una decisione scriteriata che beffa il percorso delle istituzioni che hanno creduto in Expo, nel Post Expo e che vogliono fare di quest'area un qualcosa di valore internazionale".