venerdì 15 gennaio 2016

Terminata l’Expo Milano 2015, il padiglione ungherese è stato posto sotto sequestro da un tribunale di giustizia italiano

Terminata l’Expo Milano 2015, il padiglione ungherese è stato posto sotto sequestro da un tribunale di giustizia italiano con l’accusa di non aver pagato per intero le spese della costruzione. La società incaricata, la brianzola Redaelli Costruzioni, dopo vari mesi di insolvenze ha deciso di proseguire per vie legali.
Géza Szőcs, Commissario generale per l’Expo incaricato dal governo magiaro, ha ammesso il mancato pagamento, spiegando come fossero rimasti insoddisfatti della qualità dei lavori. Inoltre, l’azienda italiana avrebbe chiesto dei costi aggiuntivi non previsti dal contratto. Il prezzo originale dei lavori ammontava a 280 milioni di fiorini (quasi 900 mila euro), inclusi, secondo Szőcs, i 150mila euro non saldati. La Redaelli Costruzioni, che ha curato per l’Ungheria il completamento delle finiture interne e delle partizioni perimetrali, ha dichiarato che in realtà la cifra mancante sarebbe quasi il triplo, circa 440 mila euro. Il padiglione protagonista della questione, inizialmente pignorato a garanzia di pagamento, è stato prontamente rivendicato dall’azienda italiana come compensazione dell’importo non saldato.
La vicenda, però, ha avuto vita breve: a metà dicembre, il Tribunale di Milano ha assolto l’Ungheria, riconcedendole il possesso della struttura, respingendo così la richiesta dell’impresa nostrana.
Tra i due paesi si è aperto un divario: da un lato Szőcs, sicuro della vittoria sin dal principio, ha accusato i costruttori di aver esercitato pressioni psicologiche per ottenere il denaro mancante. Parole dure sono arrivate anche dal portavoce del governo János Lázár accusando gli italiani di aver preso il padiglione in ostaggio.  D’altra parte, la società brianzola per tutta la durata della vicenda giudiziara, ha deciso di chiudersi in un silenzio stampa, impenetrabile anche per i giornalisti locali.
Il padiglione, ispirato all’Arca di Noè ma simile a un tamburo sciamanico, è già noto allecronache magiare per una controversia nata tra gli architetti firmatari del progetto e gli organizzatori dell’esposizione. Poche settimane prima dell’inizio dell’Expo, infatti, gli architetti Attila Ertsey, Sándor Sárkány e Ágnes Herczeg, dopo aver visto il loro nome nella descrizione del padiglione sul sito expo2015.org, hanno preso le distanze dal progetto. Secondo il loro parere, il disegno finale presentato all’esposizione universale, non sarebbe altro che una bozza. Il malinteso sarebbe nato, secondo loro, dalla totale mancanza di comunicazioni tra i tre e le persone incaricate della presentazione del progetto. Interessante notare come l’ammutinamento sia conseguente ai commenti di alcuni pluripremiati colleghi, che hanno definito la costruzione come una “parodia architettonica in salsa kitsch”.
Le polemiche riguardo alla partecipazione magiara all’Expo non fiscono certamente qui. Il partito di centrosinistra Együtt ha denunciato la presenza di alcuni progetti stanziati nel budget di 5,2 miliardi di fiorini (ben 16 milioni di euro) ma mai effettivamente realizzati. In un articolo pubblicato da index.hu sulle irregolarità denunciate dall’opposizione, vengono segnalati progetti multimediali mancanti, siti web troppo costosi e filmati riguardanti le relazioni tra magiari e longobardi mai proiettati. Per questi ultimi la Focus Media Center ha ricevuto la considerevole cifra di 200mila euro, lasciando un interrogativo aperto: i filmati sono mai stati girati?
Nell’intricata non sono mancati anche risvolti politici: la società EuroAtlantic Solutions, di proprietà dell’ex ministro dello sviluppo economico del secondo governo Orbán Tamás Fellegi, ha ricevuto due pagamenti distinti, il primo da 75mila euro, il secondo da ben 2,5 milioni di europer il sopracitato sito web e per una campagna pubblicitaria con lo scopo di promuovere la partecipazione dell’Ungheria all’esposizione universale.
L’arca di Noè ungherese, libera da vincoli nostrani, verrà smontata e successivamente trasferita a Karcag, cittadina situata nell’Ungheria orientale, per diventare un museo equestre entro il 2017.
fonte: http://www.eastjournal.net/

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Segreto di Stato su Expo?

I fondi Expo al Nepal? Sala tace, poi ci ripensa

L'ex commissario risponde no al Codacons che chiede chiarimenti Poi torna sui suoi passi: «Le donazioni vanno a Save the Children»
Atonio RuzzoSegreto di Stato su Expo? Alla fine la risposta arriva. Il ricavato delle offerte raccolte in favore del Nepal nel corso del semestre di Expo sarà consegnato a «Save The Children», non appena completato il progetto con le autorità nepalesi. È quanto comunica la società di Expo precisando che l'iniziativa promossa da Cgil, Cisl e Uil Lombardia ha permesso di raccogliere circa 920.000 euro di offerte. «Le organizzazioni sindacali hanno affidato a Save the Children il compito di formulare tale progetto - si legge in una nota- Sarà reso pubblico entro la fine del mese di febbraio 2016». Ma non siamo al «tutto è bene ciò che finisce bene» perchè, anche se una risposta è arrivata forse potrebbe non essere sufficiente. E perchè quella di ieri è stata una giornata di polemiche, di minacce di denunce a Procure, Corti dei Conti e con l'annuncio di un'interrogazione in consiglio regionale. Una giornata che potrebbe avere degli strascichi cominciata con una domanda del Codacons a Giuseppe Sala per sapere che fine avessero fatto i fondi raccolti per il Nepal durante l'Esposizione e con una risposta che aveva fatto andare su tutte le furie l'associazione consumatori: «La finalità dell'istanza d'accesso proposta -aveva risposto Sala- è volta ad operare un mero controllo generalizzato dell'opera di Expo 2015 spa, tale per cui la stessa deve ritenersi inammissibile e, quindi, rigettata, per carenza di interesse del soggetto istante...». Risposta che non aveva soddisfatto nessuno. E arrivata proprio nel giorno in cui l'ex commissario di Expo, ora candidato alle primarie e alla poltrona di sindaco di Milano, spiegava in un'intervista al Corriere della Sera perchè il suo Expo era stato un esempio di trasparenza. «Abbiamo vinto grazie all'impegno del gruppo interforze guidato dall'ex prefetto Tronca- raccontava- e dal rapporto proficuo con l'Anac di Raffaele Cantone. Non facciamo qualunquismo. Ogni giorno vediamo che ci sono tentativi di infiltrazioni ma più strumenti abbiamo a disposizione più noi e i cittadini siamo tutelati. Proporrò all'Anac una convenzione ad hoc per rafforzare e garantire il lavoro già di ottimo livello degli uffici comunali». Ma sui fondi raccolti per il Nepal e su Sala la polemica pare destinata a continuare nonostante la nota di Expo che in parte spiega quale sarà la destinazione dei fondi raccolti per il Nepal: «Un brutto gesto quello di Sala - spiega Silvia Sardone Coordinatrice del Dipartimento Regionale Sicurezza e Periferie di Forza Italia- Il ritardo è un grave segnale di mancanza di trasparenza da parte di chi ha gestito ingenti capitali pubblici e si candida ora a fare lo stesso a Milano nel prossimo quinquennio. Dobbiamo forse aspettarci che se dovesse diventare Sindaco negherà ai milanesi di consultare i bilanci del comune?». A ruota anche Riccardo De Corato, capogruppo di Fratelli d'Italia-Alleanza Nazionale in Regione, che chiede di capire meglio o come sia andata la questione annunciando un'interrogazione e Pierfrancesco Majorino, assessore del Comune e candidato alle primarie: «Non ho ancora capito come e quando verrà illustrato pubblicamente il Bilancio di Expo- si domanda su facebook- E questo tema c'entra pure poco con le Primarie. È proprio una questione di conti in ordine e processi trasparenti nella gestione della cosa pubblica. La Giunta Pisapia, in questi anni, ha confermato Sala come proprio rappresentante. Quindi mi sento autorizzato due volte a esigere il massimo della trasparenza senza alcuna ambiguità». E come l'assessore al Welfare chiede chiarezza anche Corrado Passera, lui pure in corsa per Palazzo marino: «Da settimane chiedo a Sala di fare chiarezza sui conti di Expo- attacca- ma lui non risponde a nessuno. Anche se continua a parlare di vendite, ricavi che potrebbero essere molto diversi dagli incassi, quanto è costata esattamente l'esposizione universale a Expo spa e quali costi devono essere ancora sostenuti per completare l'opera?». Ma c'è anche chi fa polemica non solo sui conti: «Sala propone una convenzione ad hoc con Anac per gli appalti?- si chiede David Gentili, consigliere comunale del Pd e presidente della Commissione Antimafia- Troppo spesso si nomina Cantone, pensando che il solo nominarlo possa essere una garanzia. Mi piacerebbe capire cosa dovrebbe contenere questa convenzione di cui il candidato Sindaco parla...».
Il Giornale


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