martedì 5 gennaio 2016

Bike sharing elettrico a Milano per raggiungere Expo 2015

A Milano è in cantiere la versione elettrica del bike sharing, per raggiungere i padiglioni della fiera velocemente, senza faticare e senza inquinare

Facciamo un passo indietro. A Milano il servizio di bike sharing, bikeMi, è nato alla fine del 2008, e ha inizialmente coperto solo l’area urbana del centro storico (prima fermata: San Babila).
In seguito, si è ampliato e ha superato la cerchia dei Bastioni. Ora l’operazione “bici pubbliche in sharing”  è passata alla fase 3: il raggiungimento in bicicletta della periferia. Ovviamente, considerate le distanze, le bici a disposizione degli utenti saranno elettriche, cioè a pedalata assistita: per consentire di percorrere diversi chilometri in tempi accettabili, senza inquinare e allargando questa possibilità anche a coloro che sono poco allenati..
Il progetto dovrà essere chiuso, e disponibile all’utenza per la prova essenziale che avrà luogo in occasione di Expo 2015. Entro questa data, infatti, il Comune eClearChannel  (la società che gestisce BikeMi) prevedono di realizzare circa 100 rastrelliere leggere (cioè non impiantate nell’asfalto) e un migliaio di bici. Inizialmente saranno collocate sulle vie ciclabili che collegano i Bastioni ai padiglioni della fiera; poi, al termine del semestre dell’Esposizione, le stazioni verranno sganciate, riciclate e distribuite nelle periferie.
Le nuove bici elettriche saranno un’evoluzione di quelle che i 24.000 milanesi già abbonati al servizio tradizionale conoscono: telaio in acciaio e alluminio, cavi inguainati e gomme rinforzate. E naturalmente con l’aggiunta del motorino elettrico darà energia al cardano (Shimano).
Il progetto è su carta e il sindaco Pisapia qualche giorno fa si è ufficialmente impegnato con i cittadini. I soldi? Il ministero dell’Ambiente ha promesso 4 milioni di euro, che sono tanti ma che potrebbero non bastare, perché tutta l’operazione dovrebbe costare ben 7 milioni.

Si tratta di un piano ambizioso, da realizzare in tempi forse troppo stretti, ma che potrebbe aiutare Milano a partecipare attivamente alla sfida recentemente lanciata dal “Libro Bianco sui trasporti”: quella di ridurre, entro il 2030, del 50%  il numero di auto a benzina e diesel che circolano nelle città, ed eliminarle completamente entro il 2050.
greestart.it

Expo MILANO – DUBAI, UN VIAGGIO VINCENTE PER LE ECCELLENZE ITALIANE

Expo lascia Milano per andare a Dubai nel 2020. Un'occasione per le eccellenze italiane sempre più amate e ricercate negli Emirati Arabi Uniti. Questi importano il 90 per cento dei prodotti alimentari


Il 2015 è stato l'anno di Expo. Un avvenimento che ha segnato la seconda metà dell'anno di Milano e ha attirato l'attenzione di tutti sul mondo dell'agroalimentare. Ma chiusa questa edizione un'altra se ne apre un'altra: quella di Dubai 2020 (il tema è «Connecting minds, creating the future»). In prospettiva, una vetrina importante (si attendono circa 25 milioni di visitatori) anche per il settore agroalimentare italiano. Basterebbe ricordare che gli Emirati Arabi Uniti importano circa il 90 per cento dei prodotti alimentari e la domanda è in continua crescita. E L'Italia può giocare un ruolo da protagonista in questo mercato. Di queste prospettive se ne è parlato in un recente convegno internazionale che si è tenuto recentemente a Milano.
Qualche numero dà l’idea del business. Gli Emirati Arabi Uniti sono un Paese giovanissimo (nato nel 1971, età media 30 anni). Il mercato è abbastanza piccolo, 7 milioni di abitanti, ma rappresenta una delle economie più dinamiche (l’ambasciatore italiano negli Emirati, Liborio Stellino, ha ricordato che là sono state vendute 300 Ferrari e 700 Maserati). Il petrolio attualmente pesa per il 30 per cento del Pil ma l’obiettivo è portarlo al 10 per cento entro il 2021. Tra Italia ed Emirati Arabi vi sono scambi commerciali per 6-7 miliardi di euro, cui va aggiunta la collaborazione Alitalia-Etihad. I sette emirati sono, inoltre, il principale mercato di sbocco delle esportazioni italiane in Medio Oriente e Africa (l'Italia è al settimo posto assoluto tra i Paesi fornitori e al terzo tra i partner europei). Il Paese ospita già oggi ben 600 aziende italiane e molti ristoranti tricolori.
Il cibo italiano di qualità piace sempre di più a Dubai e negli Emirati Arabi Uniti
Secondo i dati dell’Ice il commercio del settore alimentare italiano negli Emirati Arabi Uniti è in crescita nel corso degli ultimi anni: un aumento costante dal 2011 (+14 per cento) al 2012 (+39 per cento), al 2013 (+39,8 per cento), con un’ulteriore tendenza all’incremento per il 2014 (+ 5 per cento nel primo trimestre).
«L’Italia avrà molto da fare per la preparazione di Expo Dubai – ha sottolineato Riccardo Monti, presidente dell’agenzia Ice – Siamo in contatto con l’amministrazione di Expo 2020, le nostre aziende sono state attive e hanno imparato molto da questa esperienza e saranno attive e proattive in questa futura opportunità, in un quadro di complementarità dei due Paesi. Ci risulta tra l’altro – ha aggiunto Monti – che gli emiratini siano in testa alla classifica dei turisti che spendono di più in Italia».
Secondo il dossier elaborato da Eccellenze italiane, realizzato in collaborazione con il ministero dello Sviluppo economico e Ice, il principale prodotto italiano importato è la pasta, quindi il formaggio: mozzarella, Grana Padano e Parmigiano Reggiano in primis. «Ci prepareremo a partecipare a Dubai 2020 che consideriamo importante anche come ponte per altri territori – ha affermato Nicola Cesare Baldrighi, presidente del Consorzio Tutela Grana Padano presente lo scorso febbraio al Gulfood di Dubai, la più grande vetrina dell'agroalimentare del Medio Oriente, insieme con circa 200 aziende italiane – L’agroalimentare italiano è di interesse mondiale specie nelle sue punte di alta qualità. E si registra nei consumatori una sete di conoscenza assolutamente positiva. Ma credo che quando si interviene su territori che hanno una propria tradizione alimentare sia necessario procedere con cautela, attraverso una vera e propria “educazione alimentare”».
Baldrighi sostiene, infatti, che entrando in un nuovo mercato non ci si debba limitare alla presentazione del prodotto, bensì lo si debba «accompagnare», spiegandone l’origine, la storia, le qualità organolettiche. E in questo quadro rientrano anche le avvertenze al consumatore sui prodotti di imitazione (italian sounding) e sulle differenze di qualità con quelli originali. «Si tratta di un passaggio cruciale – ha aggiunto –. È un processo lungo e i risultati sono progressivi».
Altro settore interessante è quello dell’ortofrutta, a cominciare dal kiwi (l’Italia è il maggiore esportatore mondiale), molto richiesto in Medio Oriente, quindi mele, uva, insalata. Ottima la domanda anche per l’olio d’oliva, caffè e prodotti di pasticceria. Prospettive interessanti anche per il vino, grazie alla domanda dei turisti stranieri per cui il consumo è permesso.
«I mercati a tradizione islamica, che sicuramente negli ultimi anni hanno dimostrato uno spiccato dinamismo, privilegiano i settori dolciario, lattiero-caseario, della pasta e delle conserve vegetali – ha confermato Riccardo Monti – Sono inoltre mercati ricettivi, in virtù della loro limitata distanza, anche per i prodotti ortofrutticoli freschi per i quali purtroppo la struttura distributivo-logistica non è ancora adeguata».
Quello emiratino è stato tra i padiglioni più visitati dell’Expo di Milano, grazie a un messaggio green mediato in modo accattivante e tecnologico. «La nostra partecipazione a Expo Milano ci è servita per acquisire l'esperienza italiana – ha dichiarato l'ambasciatore degli Emirati Arabi Uniti in Italia, Saquer Nasser Ahmed Abdullah Alraisi – Negli Emirati è stato molto apprezzato il ruolo delle aziende italiane, che con il loro lavoro hanno contribuito alla costruzione e allo sviluppo del Paese (la partecipazione italiana alla costruzione degli impianti di desalinizzazione dell’acqua del mare per renderla potabile e alle più importanti linee ferroviarie emiratine, senza dimenticare la costruzione dell’edificio simbolo degli Eau, la Grande Moschea Sheikh Zayed di Abu Dhabi – ndr)».
Ci sono pertanto tutte le premesse affinché l’esposizione di Dubai sia un trampolino di lancio per molti prodotti agroalimentari italiani e un ponte per conquistare nuovi mercati per le aziende che già hanno consolidato la loro presenza sul territorio.

fonte: de-gustare.it

Expo, il “ritorno” dalla primavera 2016

Expo “ritorna”. Dalla prossima primavera, infatti, il sito potrebbe essere di nuovo vivo e vivibile grazie al coinvolgimento della Triennale e un programma di eventi, a partire dal concerto del Primo maggio. Per la rinascita dell’area, la giunta della Regione Lombardia ha stanziato 50 milioni da utilizzare per il ‘dopo Expo’. “Con questa delibera – ha spiegato il presidente Roberto Maroni – abbiamo aggiornato l’adesione all’atto integrativo dell’Accordo di programma per la realizzazione di Expo 2015 per la fase transitoria. Abbiamo dato il nostro contributo, perché l’area non resti deserta e ci auguriamo che anche gli altri soggetti coinvolti contribuiscano”.
“Non possiamo permettere che quest’area resti vuota, se non per i tempi strettamente necessari per il dismantling. Da primavera lo riapriamo ai cittadini e ai visitatori e sarà nuovamente vivibile per tutti” ha aggiunto l’assessore regionale al Post Expo e Città metropolitana Francesca Brianza.
webitmag.it